Rinnovare e rinnovarsi,
tornando alle origini.

Oggi è l’unica strada da percorrere per chi intende conseguire il successo nel mondo degli affari.

Il concetto, anche se apparentemente banale, assume però la massima importanza strategica nel mondo contemporaneo, sempre più contaminato da campagne social, media partner e pubblicità online a pagamento. Roba che la maggior parte di quelli della mia età (50 anni suonati) non sa cos’è e che significa. Ciononostante, mai come in questo periodo della storia dell’umanità intera si è reso necessario ritornare alle origini della comunicazione per mezzo delle tecnologie moderne. Un paradosso, un controsenso per alcuni, una carta vincente per molti che hanno capito come giocarsela.

Torniamo alla realtà: un imprenditore, un’azienda, un libero professionista o un qualsiasi produttore di beni o servizi che abbia intenzione di utilizzare il web o i moderni canali di comunicazione come strumento di propaganda per monetizzare, ha due sole possibili scelte:

1

Affidarsi ad un’agenzia di comunicazione, ammesso che si portino a compimento i progetti e gli investimenti programmati in modo congiunto, (perché senza l’opera di una delle due parti – committente / agenzia – i risultati fallimentari saranno certi).

 

2
Fare da sé (se si è davvero competenti e se si ha tanto tempo a disposizione) per pagare e seguire giorno dopo giorno i social media, i propri canali di informazione di settore o i motori di ricerca per raggiungere il più alto numero di potenziali clienti o acquirenti (lead generation -> prospect).

In entrambi i casi lo scopo è sempre lo stesso: portare all’azienda quanti più contatti possibili e disposti ad acquistare i suoi beni.

Inoltre, le differenze non stanno solo nella skill del freelance che lavora per conto vostro o nell’algoritmo di Google che “fa visualizzare” magicamente il vostro sito se pagate di più. Per non parlare dei social network, tanto efficaci quanto inutilmente dispendiosi in molti casi.

No. Non è questo che vi farà mantenere successo e popolarità. Perché se cesserete di pagare qualcuno o qualcosa che vi mantiene “in alto alle classifiche” delle visite, presto o tardi tornerete a far parte di quelli che dicevano: “una volta si fatturava davvero bene, una fortuna… bei tempi…”.

Il segreto del nostro successo è tutt’altro. È qualcosa che i nostri padri e i nostri zii conoscevano molto bene e coltivavano con passione: il contatto umano e il rapporto di fiducia che si creava attraverso di esso. Ottenere il consenso, la stessa fiducia e il supporto di ogni singolo cliente soddisfatto non riguardava soltanto le inserzioni a pagamento sui giornali o sulle riviste di settore, ma era una questione personale e chi fa ancora impresa “alla vecchia maniera” lo ricorda molto bene. Ancora oggi in Italia il rapporto diretto tra gli uomini d’azienda è il sistema che funziona meglio e che mantiene saldo ciò che resta del forte tessuto imprenditoriale che da sempre ci ha contraddistinto nel mondo. Oggi è ancora così tra molte aziende, ma con la moderna clientela la storia è radicalmente cambiata.

Come imprenditori, la principale colpa del nostro stesso malessere è quella di non ascoltare chi ne sa di più di noi e che vorrebbe fare davvero i nostri interessi. 

Qual è allora il vostro elemento di disruption? Ovvero, perché qualcuno deve venire da voi ad acquistare o a fidarsi di voi, dei vostri prodotti o servizi, quando basta guardarsi intorno e trovarne altri 100 che si presentano magari anche peggio, ma che “lavorano” di più? Forse perché avete cercato di far capire qualcosa del tipo: “qualità e professionalità da 50 anni”? Da 100 anni? Offrite la tradizione? Credete che tutte le generazioni successive alla nostra possano fidarsi di noi, soltanto perché diciamo che dopo 50 o anche 100 anni siamo ancora professionali come un tempo? Tutto qui? Davvero? Per quanti di noi vale ancora questa regola, se i metodi di giudizio e di confronto sono cambiati e stanno ancora cambiando radicalmente?

Dobbiamo adattarci alle nuove regole, è la legge naturale di tutte cose. O lo facciamo noi in prima persona, smettiamo di essere imprenditori per mezza giornata al dì  per promuovere noi stessi senza staccarci dai computer, o ci affidiamo a professionisti seri e coerenti. Non c’è niente di meglio di un gruppo di uomini d’impresa che ammettono di non comprendere il funzionamento della gestione dei contenuti in una strategia di marketing, ma che piuttosto si affidano a chi conosce le problematiche della comunicazione moderna. Non c’è niente di male a far fare ad altri ciò che si pensa di saper fare. Basta volerlo.

Ammettiamolo, il mercato si evolve molto in fretta, così come lo stesso tessuto sociale a cui apparteniamo, con le sue interdipendenze, le nuove frontiere dell’apprendimento e le regole che cambiano il mondo del commercio. Non esiste un prodotto o un servizio che non possa essere rimpiazzato grazie all’esuberante volontà di un gruppo di giovani che proprio stamattina si sono svegliati con lo scopo di fare più soldi di noi, oppure un’azienda dall’altra parte del mondo che non abbia saputo copiare, migliorare o rielaborare ciò che per noi potrebbe essere ancora oggi l’esempio  dell’innovazione o della praticità. Non potremo mai più cancellare dal mercato queste realtà con i nostri soliti metodi, perderemmo la scommessa già prima di cominciare a chiederci come fare. Non possiamo fingere di essere ancora padroni del nostro tempo, perché quel tempo è già passato. Non c’è storia.

Per questo motivo, dobbiamo obbligatoriamente adattarci a sfruttare qualcosa che non fa parte della nostra epoca (ad esempio le nuove tecnologie di informazione, il web, ma anche la stessa carta stampata). L’unica difesa utile che ci rimane è quella di impiegare la moderna tecnologia per farci conoscere nel modo in cui si facevano conoscere i nostri genitori ai loro tempi di gloria, e non è uno scherzo riuscirci. Occorre metodo. Tanto.

Campare di business oggigiorno è molto più complesso e difficile di una volta, credetemi. Ho visitato e servito aziende che agli albori della loro attività apparivano come potenze inavvicinabili, mentre ora sono l’ombra di loro stesse e vivono di speranze e risparmi reinvestiti soltanto perché hanno la presunzione di credersi ancora i migliori. Tutti questi uomini che cercano in tutti i modi di mantenere viva una flebile speranza per una nuova era di successo hanno il tempo contato, se non affrontano il mercato in un altro modo. 

Non è colpa loro. La colpa è di quelli come me (pubblicitari, copy, art director e strateghi di varia o dubbia natura) che per spiegare alla gente comune cosa fanno quelle stesse aziende per cui vengono pagati, si inventano di tutto pur di aggredire il mercato, ma non sono coerenti con i propositi dei loro stessi committenti, non li conoscono a fondo o non ne colgono affatto l’essenza, non partecipano all’attività dell’impresa nel lungo processo di ristrutturazione della sua identità. Perché di questo si tratta: restituire una identità all’azienda e collocarla in un mercato dove possa trovare spazio e crescere.

Se volete comprendere meglio come gestire questo nuovo mercato alla “vecchia maniera”, inviatemi una e-mail e ci confronteremo insieme. Sarà un investimento per entrambi, un modo per dimostrarvi la professionalità e il metodo che io e il mio gruppo di collaboratori adottiamo da tempo in tutti i progetti di comunicazione, con risultati che importanti clienti ci riconoscono con grande entusiasmo.

Le aziende siamo noi, e i clienti sono come le nostre stesse famiglie. Non possiamo mentire o trattarle come se non facessero parte della nostra vita. Noi siamo le aziende, noi siamo anche le stesse famiglie che le altre aziende hanno bisogno di raggiungere per convincerle a fidarsi di loro. Dobbiamo riprenderci le nostre identità sfruttando le tecnologie moderne. Dobbiamo mantenere il mercato “alla vecchia maniera”, con i nuovi metodi del mondo moderno. Scopri come.

Gianantonio Ghidini

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